Utilizzo del movimento respiratorio

La struttura del corpo umano è l’evoluzione della stessa perchè può sostare su due piedi, si differenzia però anche perchè essendo lunga, larga e con uno spessore di appoggio su quattro direzioni del corpo riferito allo spazio. Il respiro, quando la struttura esce dallo spazio chiuso del grembo materno, allo spazio più largo è quello che finalizza il tutto perchè essa possa mantenersi in equilibrio con l’esterno; é nella posizione eretta che esso non sempre riesce a instaurare un rapporto di imissione ed emissione. Il metodo perciò porta alla consapevolezza della mente primaria quando il corpo non doveva sopportare il peso delle zone che non essendo appoggiate non permettono il passaggio del respiro. In realtà il movimento respiratorio è trattenuto perchè la parte più alta, la testa pensante si avvale della comunicazione verbale durante la quale il respiro fuoriesce dalla bocca che emette i suoni; la vista è attenta ad osservare, l’udito all’ascolto e perciò le attenzioni creano quelle tensioni che non permettono il suo spostamento nelle fasce intervertebrali, è questo che va preso in considerazione perchè le zone appoggiate della funzione motoria primaria (corpo bambino) possano avvalersi di uno spostamento meccanico dovuto all’azione vitale del percorso stesso. La mente cosciente perciò dell’adulto in posizione eretta, deve considerare il momento in cui bisogna chiedere aiuto al respiro che interrompe tensioni e perciò farlo passare con l’immissione dall’alto in basso per non provocare somatizzazioni etichettate in malattie. E’ proprio caratteristica dell’evoluzione della specie poter immagazzinare più concetti, più idee nello spazio celebrale ma che non disperda l’attenzione dell’immissine del respiro e dare perciò la possibilità di distribuire lo spostamento tra le zone intervertebrali. L’uomo può più degli altri avvalersi della coscienza del sè chiedendo aiuto al suo sè dando un’ importanza fondamentale alla funzione primaria del respiro che lo accompagna dall’inizio alla fine del percorso vitale. La prima “ginnastica” che la struttura del corpo impegna nel comune concetto di movimento, interno che la espande perchè poi progredisca nell’autonomia delle parti quando da “bambino” si portava al movimento esterno impegnando lo spazio appoggiato. Da adulto si avvale di molteplici interessi che ne impoveriscono la funzione a cui è preposta per la monotonia delle posizioni che deve assumere per un lavoro che non appartiene al suo sè ma a quello produttivo, economico che la sua mente ha elaborato dimenticandosi.

Questo elemento è stato inserito in Blog. Aggiungilo ai segnalibri.