Gli stati che distribuiscono il movimento

L’evoluzione della specie ha strutturato il corpo umano con caratteristiche che appartengono alla specie stessa e la evolvono completando la funzione del movimento per poter sostare in posizione eretta. L’uomo ne realizza il sé: dallo spazio chiuso allo spazio aperto ne conquista l’evoluzione. Riferendoci al comune concetto di struttura se consideriamo la struttura di un albero o di un animale la differenziamo perché l’albero è fermo ma ha una sua dinamica di movimento; l’uomo ha una dinamica statica che include ancor più un rapporto con lo spazio. Dal momento che viene fuori dallo spazio chiuso inizia un percorso strutturale durante il quale la struttura conquista sempre più lo spazio terra (spazio appoggiato). La struttura del corpo è la più terrestre in natura perché deve impegnarsi a 360°: entro i tre mesi sviluppa una forza centrale come quella del serpente durante la quale si avvale di spostamenti dall’alto in basso rispettando il movimento tra le vertebre nelle zone della testa, petto, bacino. La sua apparente espansione esprime una energia centrale senza ancora spostarsi in larghezza a destra e a sinistra. Entro i sei mesi l’energia centrale si allarga nelle zone della colonna vertebrale e nella periferia ,gli arti, tutti i movimenti sono forti perché appoggiati e lo spostamento delle parti si avvale di spostamenti appoggiandosi con il davanti, con il dietro e di lato, si sviluppa perciò quello spessore che serve per generare spazio per poi potersi sollevare a quattro zampe, quattro punti di appoggio, (nove mesi) realizzando perciò l’autonomia delle parti. Un anno è il momento in cui la funzione motoria appoggiata attraverso il vissuto degli stadi che l’hanno caratterizzata in tutti gli spostamenti capaci di dare forza alla struttura stessa, è il momento in cui raggiunge quella energia necessaria per sostare su due piedi. Gli spostamenti sono tanti ed è una ginnastica completa che il corpo dovrebbe mantenere ma che l’uomo non mantiene per il sovraccarico dovuto alla mancanza di riposo di cui non si avvale. L’abuso di questa posizione è valutato non come un momento di stress ma come la capacità di una mente che sacrificandosi conquista il suo sé. Nel metodo rubino si riporta il corpo a tutti gli spostamenti innati che ne rinvigoriscono la funzione, non dando importanza all’espressione letteraria del bambino o dell’adulto ma rivalutando la funzione motoria che il corpo del bambino e dell’adulto devono rispettare per non interrompere il circuito vitale si da importanza allo spazio del corpo e al tempo che il percorso impiega negli spostamenti dovuti per potersi mantenere in posizione eretta.

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