“La condizione umana : l’involuzione della specie”

Circa vent’anni fa da un’idea di Annita Rubino nasceva a livello ancora embrionale una nuova concezione del teatro partendo da due presupposti e fatti reali:

  1. La crisi del teatro dovuta alla diffusione della televisione e del cinema, con conseguente bisogno di peculiarizzazione del genere e di rinnovamento dei soggetti;
  2. La crisi dell’uomo intesa come perdita di identità e della coscienza del proprio sé ravvisata nei sempre più numerosi casi di violenza registrati dalle cronache nazionali e mondiali.

Viene quindi concepito ed elaborato il “Teatro Olistico Terapeutico ”:

OLISTICO perché mette insieme tutto quello che fa parte del circuito dell’uomo, dalla parola alla fisicità innata;

TERAPEUTICO perché vuole essere educativo nel riconquistare il vissuto dello star bene sfruttando le capacità socializzanti e trasmissive di valori del genere teatrale andando a coinvolgere il pubblico personalmente nel “qui” e nel “ora”, concetti cardine sui quali si è sviluppato e lavora il metodo Rubino, portando quindi il teatro ad essere concepito per la prima volta come massima espressione dell’uomo nella sua fisicità e nella sua identità. Questo nuovo filone teatrale non è improntato solo all’uso di testi già conosciuti e con finalità forse superate, ma alla valutazione di valori che oggi l’uomo ha dimenticato impegnandosi fuori di sé e non ad identificarsi nelle funzioni che lo caratterizzano e lo dovrebbero portare a rispettarsi.

Tutte le discipline fino ad oggi conosciute  – finalizzate all’azione della mente umana, superbamente sapiente di scientismi tecnologici e salutistici – generano una diatriba culturale che non conserva e né, tantomeno, sviluppa la coscienza del sé. Nel metodo Rubino si identifica l’ambiente corpo per creare la coscienza del Sé e del fuori di sé con il quale l’uomo si trova a rapportarsi. Il rispetto del sé, nel modo più vero e naturale, vive del fuori di sé dal momento che sono necessarie le funzioni del respiro con l’immissione dell’aria nella natura con l’adempimento delle funzioni primarie e con l’espansione data dal rapporto della struttura con gli elementi terrestri: acqua, sole come calore espansivo e aria. Il Conosci te stesso attualmente viene dimenticato, dal momento che la realtà tecnologica in cui viviamo ci insegna sin da bambini una cultura artificiosa che non ci appartiene, ma al contrario ci estrania dalla nostra natura.  Ciò avviene sia a livello mentale che fisico, dal momento che la loro unità è inscindibile e, mentre nel primo caso sfocia in malessere e senso di inadeguatezza di vario genere, la risposta del corpo – che non è più in sinergia attiva e funzionale con la mente – porta a disequilibri, blocchi e tensioni che (se non scaricati quotidianamente) degenerano in “malattia”.

L’ideatrice del Metodo Rubino è riuscita a ripercorrere e ripristinare l’armonia della struttura, prima attraverso il Suo vissuto di cattiva salute per giungere a quella buona, poi trasferendola agli altri fondando l’associazione e mettendo a punto, in trenta anni di aggregazione e di applicazione, un’educazione propriocettiva e innata al vissuto motorio dell’uomo volta alla realizzazione e all’affermazione dell’identità corpo-mente, primo presupposto per la buona salute e la serenità interiore.

Il teatro olistico terapeutico eredita dal metodo Rubino il concetto di evoluzione della specie umana che si realizza in un percorso strutturale fatto di funzioni primarie per raggiungere l’autosufficienza e per conservare bene la mente nel corpo e non “consumarla”.

La divulgazione di un tale proponimento nasce dalle potenzialità che ha il teatro di essere promotore di messaggi di un vissuto fisico e di uno linguistico-letterario; la Rubino si sofferma sul vissuto olistico della struttura che la attraversa dal centro alla periferia, da sotto a sopra, da destra a sinistra a trecentosessanta gradi.

Il vissuto motorio che appartiene alla struttura fisica dal bambino quando si sposta “a mò di serpente” (dal momento che oscillando in piano impiega la parte centrale) come struttura centralizzata strisciante, fino all’adulto mediante quella formazione, avvenuta per stadi,  della struttura vertebrata per riportare quello che ha acquisito nella determinazione della posizione eretta che domina lo spazio senza precarietà. Ecco come il soggetto teatrale si realizza nella retro-attiva appropriazione della sua fisicità: riconoscendosi e ascoltandosi nella propriocezione della veste umana.

Tale concezione del teatro come strumentale al raggiungimento della salute psichica e fisica, parte dalla considerazione dell’uomo di oggi come involuto rispetto ai suoi antenati homo sapiens e homo herectus, per la perdita di quella istintività che lo tutelava dal punto di vista del rispetto delle funzioni primarie che caratterizzano ogni struttura vivente e quindi lo spingeva all’autoconservazione e non, come avviene oggi sempre più spesso, all’autodistruzione o all’eterodistruzione.

I contenuti delle discipline del mondo olistico sono oggi sempre più praticate, validate e apprezzate in molti ambiti, da quello ricreativo a quello sportivo a quello culturale.

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