La Fisicità Repressa Rivive nel Metodo Rubino

L’identità fisiologica dell’uomo di oggi si sta progressivamente indebolendo poiché egli non utilizza la propria fisicità in una società che tende ad automatizzare i suoi pensieri ed i suoi spostamenti corporei e strutturali.
Si può quindi affermare che l’uomo moderno è mente, non corpo.
Ma chi è l’uomo? Parliamo di homo sapiens o di homo erectus? Per molti i due termini si equivalgono ma in realtà bisogna fare una distinzione. L’homo sapiens odierno vive solo con la mente, lasciando il suo corpo in balia di eventi occasionali che decidono il suo stato di benessere senza che la mente se ne appropri fino in fondo. È nell’homo erectus che si esprime la fisicità di una mente capace di manifestarsi nel proprio corpo.
L’uomo è il più evoluto della sua specie, ma è in grado di mantenere nel tempo le caratteristiche fisiche e mentali che lo rendono tale?
Il corpo umano è la struttura più completa che esista in natura ma è soggetta a dolori e malattie, per vivere nello spazio non viene infatti utilizzato nella sua totalità, perciò si indebolisce, si atrofizza, si blocca di parte in parte fino all’arresto.
La capacità di spostamento della struttura umana è la più complessa perché vertebrata, permette di assumere la posizione eretta ma non garantisce un equilibrio stabile su due piedi.
La rigidità della posizione eretta genera asimmetrie perché il corpo sosta molto tempo aggravando il peso in avanti, in basso e lateralmente generando posture sbagliate che impediscono il buon funzionamento di importanti organi interni, come il cuore che non ha spazio sufficiente per svolgere la sua attività di pompa del sangue. A risentirne è proprio il respiro, il cui ritmo è affrettato e spesso irregolare a causa della poca elasticità delle zone che attraversa.
La cattiva distribuzione del peso del corpo nello spazio è quindi causa di squilibri, blocchi e disarmonie che si manifestano a livello fisico e nella valutazione mentale.
Il corpo e la mente infatti sono una struttura che si sposta nello spazio manifestandosi con espressioni verbali e non, attraverso un contenuto di vibrazioni che coinvolgono il tutto, dalla testa ai piedi.
La fisicità repressa prima o poi scatena emozioni difficili da controllare che sfociano anche in forme depressive. Uno stato di stress genera nel corpo tensioni che purtroppo tendono a diventare croniche, indebolendo nel lungo periodo la mobilità dell’intera struttura.
È anche vero che l’impegno continuo della mente appesantisce l’intero organismo e catalizza le energie verso l’attività cerebrale che regola ormai ogni istante della nostra vita. L’uomo è una vittima inconsapevole della propria mente, che per informarsi trascura gli aspetti più importanti affinché la sua fisicità possa mantenersi vitale. È ormai in grado di comprare ed utilizzare molte cose, fino agli ultimi ritrovamenti della scienza e della tecnica, ma non può godere liberamente di quello di cui ha bisogno: dormire quando ha sonno, passeggiare liberamente se ne sente la necessità, abbandonarsi al sole o nell’acqua di mare se lo desidera. La famosa frase di Cartesio “Cogito ergo sum” può riassumere l’intellettualismo eccessivo della società moderma, in cui l’uomo mentale smarrisce la fisicità del proprio corpo, impoverendola fino a farla morire.

L’obiettivo del metodo Rubino è quello di educare la mente ad interpretare i messaggi del proprio corpo, facendogli ripercorrere cosciente mente le fasi della sua evoluzione strutturale che sono sempre capaci di attivare il tutt’uno mente-corpo.

Il corpo non è uno sconosciuto

In effetti ci permette di vedere, sentire, toccare, gustare, odorare, respirare, agire: il tutto col movimento nello spazio che ci circonda e con i suoi tempi riferiti al proprio corpo, alla sua fisiologia più o meno attiva.
Esso è il risultato di tutto ciò che sviluppa ed organizza tramite le sue funzioni con gli organi dei sensi. Il movimento respiratorio ha la funzione più importante per l’ossigenazione e l’espansione di tutta la struttura.
La colonna vertebrale responsabile dell’equilibrio dentro e fuori, è spostata dal respiro e dalle fasce muscolari, che formano la struttura portante.
Essa mantiene equilibrato il rapporto della funzione muscolare, esterna ed interna, dà salute e benessere alla sua mente che è sopra, e al suo sotto nel corpo.

Colonna vertebrale

È la organizzatrice nello spazio dei nostri movimenti i quali attivano, attraverso i muscoli, l’energia all’interno del nostro corpo. La delimitiamo nello spazio con una parte superiore, una inferiore, un lato destro e un lato sinistro. In questi quattro punti di riferimento è racchiusa una parte dell’energia cosmica (che è intorno a noi) e che viene trasmessa ai muscoli che sono i ricevitori…
La colonna vertebrale si definisce e si organizza nello spazio quando il nostro corpo è a contatto con la terra, impegna le proprie energie con lo spazio e ne percepisce le informazioni che da esso provengono, sin dai
primi giorni di vita, mediante il percorso in cui agisce.
È solo attraverso i passaggi sdraiati che la colonna diventa vertebrata, raggiunge il proprio stato di equilibrio ed è solo in questo momento che impegna equamente le sue energie con una forza di spostamento in tutte le zone.
I muscoli in questa fase hanno la possibilità di allungarsi e di recepire le informazioni motorie relazionandosi ai punti dello spazio.
Dal momento in cui si erge verso l’alto, la colonna, la sua attività, i muscoli, subiscono una variazione di energia verso il basso, l’equilibrio sui due piedi non può essere mantenuto: si sposta così il centro di gravità per
l’accomodamento a cui la colonna stessa viene sottoposta e nei settori che lavorano di più, l’energia è portata ad accorparsi.

Lo spazio

Il corpo umano, una struttura, uno spazio che si sposta nello spazio e con esso si confronta spostando le sue parti per mezzo del respiro, dalla sua nascita, quando esce dallo spazio stretto, per liberarsi fuori ed espandersi fino a quando smette di respirare non spostandosi più, perciò bloccandosi.
È con lo spazio cha l’uomo, entità corpo-mente, sviluppa e realizza il suo sé impegnando quella fisicità che gli appartiene.
La natura è spazio fatto di tanti corpi che la mente umana raffigura secondo la sua immaginazione.
La terra su cui viviamo, il cosmo e tutti quelli che lo abitano è spazio.
Tutti gli spazi hanno una forma, una geometria, una realtà che gli è propria, capace di vivere nello spazio.
È spazio il mio corpo che è composto di tanti spazi, è spazio la mia testa, il mio petto, il mio bacino.
È spazio un palazzo formato da tanti spazi con interni.
È spazio un albero, un tavolo, un armadio, una macchina, un cane, un serpente, un virus.
Ogni corpo che vive si sposta nello spazio, quello animale umano è vertebrato, articolato, l’unico che può spostarsi anche in posizione eretta su due piedi.
In questa posizione il suo spazio impoverisce la sua funzione vertebrata.
Su due piedi lo spostamento di tutta la struttura larga e lunga con uno spessore che gli permette di confrontarsi nello spazio anteriore, posteriore e laterale del suo corpo riferito a quello esterno il cosmo, non può assolvere il dovere di mantenere libera tutta la struttura: testa, petto, bacino e diramazioni, gli arti.
È solo nelle posizioni in cui tutta la struttura si sposta liberando i suoi spazi intervertebrali, gli stadi antecedenti a quella eretta, come “da bambino” il suo tutt’uno corpo-mente, mantiene attiva tutta la sua energia.

La funzione della colonna vertebrale

La struttura portante di ogni uomo è la sua colonna vertebrale, che sostiene l’intero corpo e consente i movimenti in ogni direzione.
Gli stati di tensione a cui l’uomo è sottoposto nel corso della vita si ripercuotono inevitabilmente sulla colonna vertebrale, indebolita dall’abuso della posizione eretta e dai traumi che da essa ne derivano.
L’uomo sosta moltissime ore in piedi o seduto, comprimendo gli spazi della colonna e abituandola a posizioni errate da cui derivano innumerevoli disturbi in tutta la struttura dentro e fuori.
La maggior parte dei problemi alla spina dorsale si manifesta in età avanzata, quando essa diviene rigida e quindi difficile da muovere. Non ci stupiamo quindi della postura sbagliata delle persone anziane, ma di
certo dovremmo preoccuparci del crescente numero di bambini e ragazzi che camminano con le spalle ricurve in avanti.
La colonna vertebrale è utilizzata in pieno solo nei primi mesi di vita, quando il bambino è costretto a strisciare per muoversi, impegnando così la centralità del suo corpo. Quando conquista la posizione eretta gli arti
inferiori e superiori prendono il sopravvento sulla colonna vertebrale, la cui mobilità inizia lentamente a ridursi.
Le abitudini di vita a cui la società moderna ci sottopone cambiano poi la conformazione stessa della colonna vertebrale. Chi infatti non trascorre ore ed ore seduto alla scrivania per lavorare o studiare? Non se ne può fare a meno. Mantenere una postura corretta diventa allora molto difficile, ma si può scegliere di non trascurare il proprio corpo iniziando proprio da quella colonna vertebrale che ci permette di spostarci nello spazio.

La funzione muscolare

Nella struttura vertebrata umana l’attività si sposta dal centro alla periferia, dall’alto in basso, da destra a sinistra per mezzo delle fasce muscolari. Sono queste che attivano gli organi interni e donano al corpo quell’elasticità che gli permette di muoversi.
Non tutte le fasce muscolari sono però attive e funzionanti. Questo può essere la conseguenza di un trauma o più semplicemente di irrigidimento muscolare. Nel compiere i movimenti infatti tendiamo tutti ad attivare alcuni muscoli e a dimenticarci di altri. Coinvolgiamo maggiormente una parte del corpo, in genere la destra, creando una serie di asimmetrie.
Alcuni gruppi muscolari poi non sono mai utilizzati, altri invece vengono stressati per mezzo di varie attività fisiche e ginniche.
Un muscolo che non viene utilizzato perde la propria forza, si indebolisce e diviene più sottile. Rieducare i muscoli a recuperare la loro elasticità nei movimenti di contrazione e decontrazione è lo scopo del metodo Rubi-
no che ridona scioltezza e autonomia alle fasce che attraversano la struttura e alla appesantita colonna vertebrale che è interprete nello spostamento solo nel primo anno di vita, ma che deve essere riutilizzata ritornando a “strisciare”.

L’educazione Fisiologica

Il metodo di educazione fisiologica sviluppa la funzione primaria della colonna vertebrale attraverso vari esercizi di spostamento strisciante e in posizione eretta con i quali rieduca i muscoli a recuperare la loro elasticità nei momenti di contrazione e decontrazione, ridonando autonomia alle fasce muscolari che attraversano l’intera struttura.
Non stiamo parlando di un tipo di ginnastica che insegna quali esercizi compiere e ripetere meccanicamente per sviluppare un determinato gruppo muscolare. “Educazione fisiologica” vuol significare infatti prendere coscienza dell’impostazione del proprio corpo in tutte le funzioni che lo caratterizzano.
Il metodo ideato da Anita Rubino intende liberare le persone da schemi posturali e da movimenti meccanici e ripetitivi che ormai sono divenuti dannosi ed inadeguati ad esprimere una propria individualità. Durante l’ora di applicazione si apprende come spostarsi con tutta la fisicità a terra e in piedi, coinvolgendo le diverse zone che formano la struttura, distribuendo uniformemente il peso di gravità e aiutando il respiro a fluire liberamente.
Le persone che seguono il corso di educazione fisiologica imparano prima di tutto a conoscere il proprio corpo, con i suoi limiti e le sue possibilità di sviluppo. Gli esercizi aiutano chi li pratica ad entrare in contatto con le proprie tensioni e a rilassarle. La mente è impegnata a seguire i movimenti del corpo, sviluppando quella propriocezione relativa a se stessa, che è in grado di eliminare gli squilibri corporei causati da un trauma, una malattia o anche da abitudini di vita sbagliate.
Con il metodo Rubino in realtà si riporta il corpo ad impegnare quello spazio che ha conquistato da bambino, quello che risponde ad un pieno e corretto utilizzo della colonna vertebrale. Quando il corpo riesce ad impegnare nello spostamento tutta la struttura vertebrata, distribuisce energia alle zone della testa, del petto, del diaframma e del bacino in cui risiedono gli organi. Il circuito interno viene riattivato naturalmente, nel rispetto della fisiologia, non è cioè interrotto bruscamente come avviene quando i blocchi sono rimossi con i metodi invasivi a cui la medicina tradizionale ci ha abituato.
Il corpo deve prima di tutto rilassarsi e per questo si distende a terra, dove la struttura può finalmente ricaricare il suo peso di gravità e ritornare ad essere elastica. Lo stazionare della struttura su di un piano vuol dare alla mente la possibilità di passare in rassegna tutto lo spazio corporeo inquadrato geometricamente nella sua lunga centralità nei punti di riferimento, dalla nuca al coccige posteriormente, nelle larghezze degli
spazi dalla testa al bacino anteriormente. Il contatto con un piano rigido permette anche di individuare le parti del corpo che sono più rigide e che per questo non aderiscono completamente.
Il coinvolgimento della colonna vertebrale avviene in tre momenti che caratterizzano la vita attiva di ogni corpo, gli danno energia nell’espressione del suo star bene o dei suoi malesseri. Questi momenti ripercorrono le fasi attive che hanno distinto la vita umana dalla nascita alla fine della stessa, attraverso l’utilizzo a 360° del corpo nel respiro, nello spostamento strisciante in quattro direzioni (prona, supina, lateralmente a destra e sinistra) e nella posizione eretta.
Durante l’ora di educazione fisiologica c’è un momento di stimolazione profonda, in cui il corpo è passivo, viene sbloccato lentamente da quella forza centripeta che la struttura accumula e che l’operatore percepisce nei punti rigidi. Nella stimolazione fatta dall’operatore il corpo riceve, vive il benessere anche se in un primo momento è indolenzito perché bloccato. Il dolore è la manifestazione più lampante che le fasce muscolari sono tese ma si disperde quando esse vengono liberate e possono recuperare una flessibilità che le rafforza e consente una maggiore collaborazione tra di loro.
La mente stessa ne viene beneficiata sgravando la tensione accumulata nel distribuire il peso sulla struttura vertebrata e riconquistando allo stesso tempo l’equilibrio che trasmette poi in basso, nello spazio del petto
dove risiedono organi importanti come il cuore, i bronchi, i polmoni, ecc., azionati dall’elasticità delle fasce muscolari che l’attraversano.

Il respiro

Il respiro è il primo stimolatore delle fasce muscolari nelle zone in cui è libero di spaziare. Esso vibra in quelle parti del corpo che sono attive.
In posizione eretta il tempo del respiro è corto, entra ed esce frettolosamente, coinvolgendo solo le zone della testa e del petto mentre la parte bassa è poco coinvolta perché compressa per la forza di gravità che spinge e comprime in basso ogni corpo.
Per attuare una respirazione completa bisogna abbandonare il meccanismo respiratorio, controllare e gestire il percorso ed i tempi del respiro.
Il rallentamento della respirazione non si può ottenere con un semplice atto di volontà, ma è necessario prendere coscienza della propria attività respiratoria e distribuirla nelle zone che formano la struttura. Con una respirazione lunga e profonda si provoca quindi una ginnastica naturale di tutta la muscolatura, si coinvolgono i muscoli che spostano il corpo verso l’alto, verso il basso, lateralmente, avanti e indietro, a 360°.
Il controllo cosciente della mente nell’atto respiratorio è più semplice se il corpo è sdraiato su di un piano perché la forza di gravità si scarica uniformemente e gli spazi interni tendono automaticamente ad allargarsi,
facilitando una respirazione profonda, che dona al corpo e alla mente un benefico rilassamento.
Se si potessero attuare per l’intera giornata respiri lunghi e profondi non saremmo stressati e non atrofizzeremmo la funzione muscolare.
Il corpo umano somatizza tensioni, rigidità, contrazioni, riducendo lo spazio delle zone della struttura là dove esse sono dirette.
Quelle fasce muscolari addette ad estendersi ed a contrarsi quando ci sono tensioni, stress, appesantimenti “trattengono” contraendosi.
Certamente in una civiltà come la nostra improntata sull’apparire, non sul dover assecondare se stessi, le tensioni per la sopportazione che la mente accumula nel corpo che la sostiene, sovraccaricano le fasce della
struttura in alto indebolendo e non distribuendo attività in basso.
Il respiro è limitato sù nel petto che lo trattiene e non lo libera in basso.
La mente si distende se ama ed è serena, infatti risponde alla fisiologia del corpo che si espande e si dilata nello spazio.
Le tensioni così non si accumulano, si allontanano nel tempo che comunque segue il suo percorso, la struttura non somatizza blocchi, malattie come oggi capita al corpo.

Le quattro posizioni del Metodo Rubino

Il corpo umano per liberarsi delle tensioni deve distribuire il suo peso nelle quattro direzioni senza generare appesantimenti e asimmetrie. Per questo deve abbandonarsi su di un piano rigido dove può scaricare uniformemente la sua forza di gravità con un riferimento nello spazio a 360°.
L’equilibrio corporeo si realizza infatti con il coinvolgimento della parte superiore ed inferiore del corpo, come del lato destro e del sinistro.
Nelle quattro posizioni a terra bisogna compiere movimenti lenti e completi, che coinvolgono prima solo i muscoli centrali (pettorali, addominali, dorsali, glutei), e che poi si fanno più ampi, arrivando ad interessare gli arti.
Lo spostamento deve cioè avvenire dal centro alla periferia. Le zone più larghe del corpo sono infatti il petto e il bacino, che hanno uno spazio centrale ed uno periferico, rappresentato dagli arti inferiori e superiori. In posizione eretta sono questi ultimi a lavorare continuamente mentre la parte centrale del corpo è poco utilizzata. A terra si può riequilibrare la situazione, attraverso esercizi di bilanciamento, estensione e rotazione che interessano i vari gruppi muscolari, compresi quelli della testa.
In posizione prona aderiscono al piano gli anteriori del corpo, che in genere sono più corti dei posteriori e quindi meno attivi. Per creare un solido contatto si devono quindi espandere i muscoli pettorali e addominali e dopo aver inquadrato i quattro punti dello spazio percorrendo l’asse centrale in lungo e in largo, si deve compiere un movimento oscillatorio nello spazio impegnato del petto e del bacino in direzione oraria e antioraria.
In questa posizione la vista spesso precaria come organizzatrice nello spazio non disorienta la struttura.
In posizione supina sono i dorsali ed i glutei ad aderire al piano di appoggio, facendo assumere al corpo la posizione del “santo”.
In questa posizione si dà la massima importanza al fluire del respiro allargando le fasce anteriori in tutte le zone che attraversa, inspirando, trattenendolo, spingendolo nel centro dall’alto in basso e nelle larghezze
laterali, facendolo vibrare, riportandolo in alto nella zona della testa, poi abbassando gli anteriori, spostando la gravità sui posteriori, mentre prima si portava in avanti, e perciò espirando lentamente nelle stesse zone.
Nei blocchi profondi in posizione prona e supina non sempre si riesce a scaricare la tensione accumulata dal peso di gravità ma distribuito in piedi, perché le fasce avvitate e contratte non allentano la morsa. Il distribuire la gravità lateralizzandola invece, col sostare del corpo a destra e a sinistra, scarica pienamente il peso delle parti.
A differenza delle altre discipline il metodo Rubino prevede quindi il sostare del corpo sulle posizioni laterali. Appoggiando la metà del petto e del bacino sdraiati su un fianco la mente controlla la distribuzione dividendo lo spazio della metà di ogni zona, determinato da anteriori e posteriori, questi formano lo spessore, su cui si sosta la profondità della struttura che in posizione eretta provoca le oscillazioni del corpo necessarie a mantenersi in piedi.
Dallo strisciare alla posizione eretta Il corpo dopo che ha sostato distribuendo il suo peso nei vari punti che ne compongono la struttura può attuare uno spostamento strisciante. In posizione supina e prona bisogna fare forza su alcuni punti di appoggio e iniziare a strisciare con il centro della struttura dall’alto in basso e viceversa.
Le fasce muscolari del petto, del bacino, dei dorsali e dei glutei vengono coinvolte impegnando la mente nello spazio e con un tempo lento, in un movimento completo che ci riporta indietro nella storia della specie
evolutiva animale prima della posizione eretta.
Strisciare impegnando le fasce anteriori risulta più difficile perché sono meno attive delle posteriori. Lo spostamento sarà quindi più difficoltoso.
Il lavoro che è stato precedentemente svolto a terra ha impresso alla mente come spostare tutta la colonna vertebrale attivando le diverse fasce muscolari.
Ora possiamo riconquistare la posizione eretta, dove il corpo deve poter camminare in modo vertebrato, coinvolgendo con impegno sia gli spazi centrali che quelli periferici come gli arti inferiori che devono sostenere il corpo sui due lati e quelli superiori che agiscono nello spazio in alto.

la coscienza del sè

La chiave della buona salute è l’attivazione della Coscienza del sé. Ma di quale sé parliamo?

Oggi se ne sente parlare in tanti modi, a seconda della disciplina che ogni esperto promuove nel suo ambito.

Per entrare nel nostro metodo è da chiarire a quale identificazione ci rapportiamo. Nel concetto del metodo si parla di uomo, ma soprattutto di struttura evoluta che caratterizza l’uomo. L’uomo – nell’accezione comune – esprime solo un concetto letterario. Per il Metodo Rubino egli è quella fisicità che si evolve negli stadi per la conquista della posizione eretta. 

Nella società civilizzata la posizione eretta è la massima realizzazione della mente acculturata (il fuori di sé) che incamera molti concetti, idee e discipline. Il rispetto della mente innata si disperde nel momento in cui appesantiamo la struttura per il tempo e le energie che impieghiamo per le cose che non le appartengono.  Quest’ultime non rispettano le funzioni innate relative ad ogni struttura vertebrata, che riconosce e affronta tutto ciò che fa parte dell’ambiente natura.  

Oggi si è portati ad apprendere sempre più in ambito tecnico e settoriale della cultura modernizzata ed aumatizzata, mettendo da parte l’educazione primaria per rimanere nell’ambito funzionale che contraddistingue tutte le strutture che occupano lo spazio terra capaci di rapportarsi in maniera conscia alla natura e agli altri (il sociale).

Nella realtà quotidiana si è portati a valorizzare il “possedere” non solo materialmente, ma anche culturalmente e socialmente come chiave dello star bene.

In vero il piacere di abbandonare la propria fisicità o al riposo o a quel movimento primario, che è la respirazione come movimento innato che percorre ed espande la struttura del corpo, è il primo passo per imparare a conoscersi nel rispetto delle nostre funzioni primarie. 

Quindi azionare il corpo e farlo riposare, quando la respirazione è messa a riposo.

Il movimento primario e funzionale alla nostra salute è quello che inizia a valutarsi e ad essere chiamato in aiuto al bisogno, quando inizia l’identificazione che promuove la coscienza del sé.

Ogni situazione sintomatica di malessere il Metodo Rubino la affronta non la mette a tacere; piuttosto potremmo dire che ne interrompe i meccanismi, diversamente dalla medicina allopatica che arresta il circuito inibendone il funzionamento con i farmaci o la chirurgia.

Qualunque sintomo di stress che la mente percepisce va affrontato con quello che il nostro circuito ha a disposizione.

Quindi il Sè di cui parliamo è, in primis, l’identificazione delle funzioni fisiche che lo rendono attivo e in buona salute. Inibirlo vuol dire arrivare prima al concetto di cattiva salute che degenera in blocco-malattia e non il contrario, come si vorrebbe far credere.

Il concetto di benessere non si esplica nella lotta alla malattia, ma nell’educazione alla buona salute che è in noi. La Coscienza del sé sta quindi nel rispetto e nella propriocezione del sé, che avviene dal momento che nasciamo col vagito; l’inizio della vita. La mente acculturata dimentica, per il tempo che dedica alle cose che non le appartengono, quello che ha a disposizione perchè portata a trovare soluzioni facili e fittizie altrove. 

La coscienza del Sè, parte quindi da una concezione fisica e non astratta, pertanto è sempre possibile di attivazione finchè la mente è capace di organizzare il suo corpo nell’ambiente che occupa esso stesso e l’ambiente che lo circonda.

Stadi evolutivi

Nella realtà civilmente organizzata in cui oggi l’uomo agisce, non si evidenziano quelli che sono i poteri che egli possiede in maniera autentica e connaturata alla sua struttura per mantenersi vitale e attiva nel rispetto delle funzioni che le appartengono.

Non è una ginnastica, ma una fisicità innata che ogni struttura possiede se rispetta le funzioni che la caratterizzano.

L’uomo ha conquistato la posizione eretta, ma ha dimenticato le fasi di tale appropriazione che vanno ripercorse per responsabilizzare la mente nella maniera che le è propria di riordinare le sue funzioni alle loro capacità di autoconservazione. Tale è l’approccio fisicista di riappropriazione olistica del sé di ogni struttura fisica e pensante che si appartiene e basta a sé stessa per lo stare bene. 

Il METODO RUBINO insiste sul concetto che la evoluta posizione eretta è causa di stress, appesantimento della struttura stessa. È vero che le ginnastiche vogliono dare elasticità al sistema motorio, ma quale? Quello periferico degli arti che avviene solo in posizione eretta, perché la struttura centrale non è presa in considerazione. 

Nel merito che il METODO RUBINO dà alla struttura vertebrata c’è la riconquista di quella fisicità “obsoleta” o repressa che non è presa in considerazione da nessun esperto nel settore della salute.

La mente umana nella posizione eretta, per mantenersi su due piedi, concepisce sé stessa in maniera estranea.  Perciò,  perde la coscienza del suo sé che è quella fisicità strutturale impegnata nel primo anno di vita per lo sviluppo e il mantenimento di quelle funzioni motorie (la respirazione che attraversa la struttura e il movimento intervertebrale quando si sposta con istintiva azione nello spazio fisiologico, che va dal grembo materno a quello che impegna esternamente) che ne determinano la vitalità. 

Oggi, infatti, le strutture tendono ad accorparsi perdendo elasticità e accumulando grassi, che non sono dovuti solo al cibo che si ingurgita, ma alla cattiva impostazione della struttura che non si impegna né nel bambino né nell’adulto. 

Purtroppo oggi si individuano solo nella ginnastica e nel mangiare i principi della buona salute.

Uno dei concetti principe del metodo è creare quell’ESPANSIONE di cui necessita lo SPAZIO CORPO, con il movimento del TEMPO DI PERCORSO del RESPIRO. L’espansione a 360° che aveva conquistato la struttura del corpo bambino entro l’anno di vita viene dimenticata in quella adulta della posizione eretta.

Il METODO RUBINO è una MEDITAZIONE ATTIVA, perché la MENTE SPOSTA IL SUO CORPO in quello SPAZIO che APPOGGIATO può riacquisire simmetria, equilibri e scioltezza per la potenzialità della sua espansione.  

Nel metodo Rubino lo spazio interno risponde a  quello esterno della struttura espansa a 360°, nelle quattro posizioni che ogni corpo può riconquistare ridando – mediante la funzione muscolare vertebrale graduale – vitalità anche agli organi interni. Ciò avviene rispettando quella geometria Leonardiana che prende in considerazione lunghezza, larghezza, spessore di impegno della struttura entro tutti gli spazi esterni ed interni che la mente percettiva sposta nel movimento fisico del corpo. 

Agopuntura? Riflessologia? Yoga? Il Metodo Rubino è molto più completo perché è la realtà del corpo, quello che possiede da sempre. Tutti i metodi, gli sport e le ginnastiche si impostano su movimenti non coscienti innati e pienamente consapevoli di valorizzare quel sé strutturale nella maniera in cui può mantenersi bene. Ogni ginnastica prende in considerazione, inoltre, la parte anteriore e posteriore della struttura, ma non quelle delle lateralità destra e sinistra osservabili nello sviluppo del bambino neonato fino all’anno di età per potenziare la sua colonna vertebrale e portarsi in piedi.

La stessa ideatrice del Metodo in questione a settantatré anni (e tutti coloro che hanno acquisito i principi del metodo in trenta anni di aggregazione) ne è interprete come struttura vertebrata attiva, nel rispetto della sua struttura portante che ogni giorno riporta in simmetria ripercorrendo le fasi che caratterizzando la conquista della sua posizione eretta. 

Questo concetto educativo PRIMARIO andrebbe perseguito in ogni ambiente, ogni classe sociale e ogni fascia d’età per risalire a monte di quelli che sono i principi della buona salute.

Riassumendo il concetto di “stadi evolutivi” e volendoli inquadrare nello spazio e nel tempo, possiamo dire che lo spazio della struttura al primo stadio è quello del “corpo bambino”, quando è stretto, sinuoso e lungo. Esso ha un’energia fondamentale primaria centralizzata, che la forza che la struttura imprime sul piano d’appoggio espande dal centro alle larghezze alla periferia (arti).

La sua caratteristica è quella strisciante dove l’energia motoria è tutta al centro.

La struttura del corpo bambino si direziona sdraiata supina, laterale destra, laterale sinistra e prona, ossia nelle quattro dimensioni della struttura a 360 ° (conquista dello spazio con il tempo distribuito dalla funzione vertebrata ove passa il respiro). Dal  primo incontro con l’esterno attraverso gli stadi necessari a portarsi in posizione eretta, la struttura conquista il sé e la sua propriocezione.

Espansione della struttura

Tutto ciò che noi consideriamo malattia c’è già, deriva da una predisposizione a crearla. Gli adepti del Farmaco credono che bloccando il sintomo si arrivi alla guarigione. In realtà la soluzione sta a monte, nelle funzioni naturali e fisiologiche che degenerano e non funzionano più correttamente perchè le parti sono accorpate, quindi NON ESPANSE ed elasticizzate come dovrebbero. Bisognerebbe chiederci il perché, la causa del nostro star male, di qualunque natura esso sia. Ogni Malattia è un blocco o degenerazione più o meno consolidata che va risolta alla radice, adottando con costanza una serie di accorgimenti fisici. In primis, riportando ogni giorno la nostra STRUTTURA (corpo) IN ORDINE, adottando quelli che sono i movimenti fisiologici e innati (FUNZIONI PRIMARIE DEL CORPO COMUNI A TUTTI) che ci hanno portato in posizione eretta entro l’anno di vita. Praticare, quindi, una sorta di ginnastica interna ed esterna mediante il respiro e la riproduzione degli spostamenti degli STADI dell’evoluzione, che il Metodo riproduce in posizione sdraiata, usufruendo dell’assenza di forza di gravità (proprio come è stato per tutti noi prima di riuscire a camminare o a “gattonare”). La posizione eretta, infatti, è causa di appesantimenti e accorpamenti che possiamo scaricare per mantenere, giorno dopo giorno, una struttura funzionale, agile e in buona salute.
In questo consiste il concetto di INVECCHIAMENTO ATTIVO del Metodo Rubino; il mantenersi, negli anni, nelle MASSIME E PIENE FUNZIONALITA’ di cui il nostro corpo è capace.
La nostra struttura è sempre possibile di attivazione mediante l’espansione interna ed esterna. Dal ragazzo all’anziano chiunque può apprendere i principi base del Metodo Rubino. Per chi abita lontano è possibile prenotare un weekend presso la sede dell’associazione PO:DE.CO con il vantaggio ulteriore della vicinanza con le acque termali. La sede è dotata di cinque camere con bagno privato, sala operativa e giardino. Frequentando anche un breve corso di due- tre giorni, si possono apprendere i principi del Metodo per mantenere il corpo attivo e in buona salute, portando a casa il valore inestimabile di un vero e proprio stile di vita, quello che è in noi, e che appartiene ad ogni uomo, ma che negli anni abbiamo dimenticato. Gli anni servono solo a contare e non a renderci sempre più dipendenti dalla medicina e dagli altri.
Dimentica a casa tutto ciò che non appartiene al circuito vitale, impara ad educare la mente alla coscienza del sé e del fuori di sé (la natura e gli altri). Prenota al 340-2322741